Precari, il governo dell'Unione ha fatto cilecca: e a dirlo non è un'indagine del sindacato o dell'opposizione, ma uno studio commissionato dallo stesso ministero del Lavoro alla Unioncamere-Excelsior. Indagine annuale che il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha citato spesso nel corso dei suoi passati interventi: l'obiettivo dichiarato infatti è quello di «rivoltarne» i risultati, drammatici negli ultimi anni, per riportarli in positivo.L'indagine Excelsior è condotta su centomila imprese italiane che ogni anno forniscono le previsioni sulle nuove assunzioni. Dunque non riguarda il totale degli occupati (quello si ha dai rapporti Istat), ma i cosiddetti «flussi», cioè le nuove assunzioni: per la cronaca, quest'anno si prevedono 83 mila posti di lavoro in più (839 mila assunzioni contro 756 mila uscite preventivate) Il «boom» con la legge 30Ebbene: da un po' di anni le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono in costante calo, dai vertici del 2001 (quando rappresentavano ben il 60% del totale delle assunzioni), fino al famoso «giro di boa» del 2005, quando hanno raggiunto la parità con i contratti precari (50% e 50%). L'anno scorso, poi (ma era ancora un evidente effetto della legge 30 e delle politiche del governo Berlusconi), l'ulteriore crollo: le assunzioni a tempo indeterminato sono ormai al 46,3%, contro quelle «non standard» che hanno decisamente consolidato la maggioranza (53,7%). E quest'anno? Quest'anno va ancora peggio, il trend negativo cioè non si è invertito ma anzi ha continuato la sua corsa, e se non si farà qualcosa presto il precariato potrebbe anche toccare il 60% delle nuove assunzioni. Vediamo i dati: i contratti a tempo indeterminato, come detto, sono passati dal 46,3% dal 2006 al 45,4%, mentre il complesso dei contratti precari si ingrossa, dal 53,7% al 54,6%. E' vero, d'altra parte, che il peggioramento è rallentato rispetto al 2004. Infatti particolarmente notevole (vedi tabella sotto) è il passaggio dal 2004 (58,4% tempi indeterminati) al 2005 (50%): ben 8 punti in meno, proprio nel primo anno dell'entrata in vigore della legge 30 (approvata tra metà e fine 2003). E sempre forte, ma di 4 punti, il passaggio 2005-2006: dal 50% al 46,3%. Nel 2007 si scende «solo» di un ulteriore 0,9%. Di pari passo sono saliti (li diamo scomposti) i contratti precari: il tempo determinato (dal 29,2% del 2004, è via via passato al 37,8%, al 41,1 e al 42,6), così l'apprendistato (dall'8,1 al 9,6, al 9,1 e di nuovo al 9,6 l'anno scorso).Fuori dai numeri, c'è un problema di valutazione delle politiche dell'Unione: è chiaro che per il momento l'attesa inversione di tendenza non si è manifestata, e si presume che il ministero del Lavoro - che non ha commentato i dati, e li ha presentati in assoluto silenzio mediatico, senza battage pubblicitario - attenda di avere cifre meno impietose almeno nel 2008. «Non fiori ma opere di bene», ripete spesso Damiano per difendere «una politica di gradualità e riformismo», dove la parola d'ordine è «non abolire la legge 30, ma modificarla», e vantando i graduali «successi» raggiunti.Cgil: intervenire sulle normeOrmai «celebri» sono i 20 mila precari dei call center stabilizzati, ma è altrettanto vero che restano almeno 40 mila che le stabilizzazioni non le vedono neppure con il cannocchiale (gli outbound esclusi dalla Circolare Damiano). Ma, soprattutto, sono oltre 850 mila i parasubordinati italiani, descritti da un recente studio Cgil sui dati Inps: i ventimila cosa sono, in fin dei conti? Poco più del 2% del totale. Senza volerli rapportare ai 3 milioni e mezzo di precari complessivi del paese, perché a quel punto la cifra diventa davvero infinitesimale (0,6%). La Cgil, dal canto suo, nota la «gravità» del dato Unioncamere: «L'ulteriore aumento dei contratti precari e il calo degli indeterminati è in contraddizione con i dati Istat del primo trimestre 2007, che invece indicavano un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, con un calo dello 0,1% dei rapporti a termine - commenta Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil - Ci dice quindi che il dato Istat sull'intero 2007 potrebbe tornare negativo, e sarebbe grave. Per questo ribadiamo la necessità di intervenire sulle leggi che regolano il lavoro».Vite precarieLa percezione di precarietà oggi è avvertita da ognuno di noi sopratutto dal punto di vista lavorativo mentre non ci si accorge che le nostre vite sono precarie più di quanto sembra. L'offensiva lanciata da qualche anno al mondo del lavoro è accompagnata da altre forme più subdole di precarizzazione che colpiscono tutti, quindi anche le persone che hanno un lavoro stabile. Precarietà è insicurezza sotto tutti i punti di vista . Da quello sociale, culturale a quello dei valori universali. Oltre ad non avere un lavoro sicuro , precario è chi non riesce ad avere un abitazione stabile a causa dei bassi redditi e dagli affitti alti , precario e chi non può avere un'istruzione o un assistenza sanitaria adeguata per il costante e progressivo smantellamento del servizio pubblico , precaria è la nostra cultura foraggiata da un sistema d'informazione che fa di tutti per alimentare paure e insicurezze atte a giustificare processi di militarizzazione delle nostre esistenze. Tutto questo crea ciò che oggi è un modo di pensare universale , basato su elementi quali l' egoismo e l'individualismo , il proteggere con ogni mezzo il poco che sia ha o accrescere i propri profitti usando qualsiasi mezzo. Questo era il risultato voluto, e cercato da chi ha dato il via a certi processi. Rottura di ogni vincolo sociale e solidaristico Divisione e non integrazione e uesto il nuovo paradigma . Ma sopratutto la perdita costante della memoria e l'aspetto più preoccupante. . La memoria intesa come anello di congiunzione fra passato e presente elemento di trasposizione di esperienze, lotte, e ideali. Si ideali questa parola che oggi e un termine in disuso e forse stata l'ultima diga alla precarietà delle nostre vite.Proprio per questo abbiamo deciso di aderire all' iniziativa che si terrà giovedì 13 dicembre ore 21.30 al Circolo Aurora.Iniziatva che tra l' altro vede impegnati Arci,Cgil e Collettivo Studentesco Arezzo.Verranno proiettati i filmati vincitori della rassegna " Obbiettivi sul lavoro " . Quest' anno è la seconda edizione di questa rassegna promossa da (Nidil-Cgil,UCCA).Abbiamo ritenuto opportuno partecipare perchè il tema trattato,la precarietà,è una condizione che migliaia di giovani come noi vivono quotidianamente.Adesso noi abbiamo fatto una scelta diversa,continuare gli studi ma questo non ci deve allontanare da un tema che potrebbe interessarci più da vicino in un prossimo futuro.
Coordinatore di Sinistra Universitaria di Arezzo
Agostini Francesco
martedì 5 febbraio 2008
Una svastica sul monumento di Venanzio Gabriotti
20 dicembre 2007
Nella notte scorsa un mano ignota ha disegnato una svastica sul monumento di Venanzio
Gabriotti,uomo politico tifernate,fucilato dai nazisti nel periodo terminale della seconda guerra mondiale. Arrestato a Città di Castello il 5 maggio 1944, dopo un incontro con il comando della Brigata partigiana San Faustino, in un primo momento è trattenuto nella caserma dei carabinieri, quindi consegnato alle SS tedesche che, il 9 maggio, lo fucilano senza processo. Dopo l'arresto ed una breve prigionia, il 9 maggio 1944 Venanzio Gabriotti viene condotto dalle SS tedesche sul greto del torrente Scatorbia (nei pressi della chiesetta di Santa Maria del Latte, poco fuori Città di Castello) ed ivi fucilato.Non è la prima volta che il monumento e la memoria di Venanzio Gabriotti vengono infangate.Condanniamo duramente ed in maniera inequivocabile tutti coloro che con questi gesti vogliono infangare la memoria di chi come Gabriotti,più di sessant’ anni fa decisero di lottare contro il nazifascismo affinché l’ Italia potesse ritornare ad essere un paese libero e democratico.
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
Nella notte scorsa un mano ignota ha disegnato una svastica sul monumento di Venanzio
Gabriotti,uomo politico tifernate,fucilato dai nazisti nel periodo terminale della seconda guerra mondiale. Arrestato a Città di Castello il 5 maggio 1944, dopo un incontro con il comando della Brigata partigiana San Faustino, in un primo momento è trattenuto nella caserma dei carabinieri, quindi consegnato alle SS tedesche che, il 9 maggio, lo fucilano senza processo. Dopo l'arresto ed una breve prigionia, il 9 maggio 1944 Venanzio Gabriotti viene condotto dalle SS tedesche sul greto del torrente Scatorbia (nei pressi della chiesetta di Santa Maria del Latte, poco fuori Città di Castello) ed ivi fucilato.Non è la prima volta che il monumento e la memoria di Venanzio Gabriotti vengono infangate.Condanniamo duramente ed in maniera inequivocabile tutti coloro che con questi gesti vogliono infangare la memoria di chi come Gabriotti,più di sessant’ anni fa decisero di lottare contro il nazifascismo affinché l’ Italia potesse ritornare ad essere un paese libero e democratico.
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
Fascismo e deportazione
A sessantatre anni da Auschwitz- Birkenau e settanta dalle Leggi Razziali del Regime Fascista del 1938 :L`8 settembre 1943 costituisce una cesura importante nella storia d'Italia. Gli Alleati, infatti, resero pubblico l'armistizio segreto precedentemente stipulato con il maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo dopo la caduta di Benito Mussolini. La Germania nazista, alla quale il fatto era stato fino a quel momento tenuto segreto, reagì immediatamente occupando l'Italia settentrionale e centrale. Il Meridione insieme alla Sicilia, invece, si trovavano già nelle mani degli Alleati.I Tedeschi trattarono il territorio occupato come un paese conquistato, seminando il terrore fra la popolazione e reprimendo spietatamente anche i minimi tentativi di opporre resistenza. In questo periodo ebbero inizio le deportazioni nei lager nazisti. Auschwitz, Bergen-Belsen, Dachau, Flossenbürg, Mauthausen, Ravensbrück, furono i campi di concentramento destinali agli Italiani deportati per motivi politici o razziali.Vi erano già stati, in verità, casi di Italiani deportati, ad esempio fra i partecipanti alla guerra civile in Spagna difensori della Repubblica o fra gli esiliati per motivi politici arrestati nella Francia occupata. Ma é in questo periodo che per gli Italiani si spalancarono le porte di questi luoghi di pena e di morte. Secondo le stime furono deportati circa 40.000 fra uomini, donne e bambini, di cui sopra 30.000 per motivi politici. Secondo le ricerche, pubblicate nel 1991, la deportazione per motivi razziali riguardò almeno 8.566 Ebrei provenienti dall'Italia e dai possedimenti italiani delle isole Egee del Dodecaneso (Liliana Picciotto Fargion. Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall'Italia 1943-1945. Milano, 1991). Un capitolo a parte in questa tragica pagina di storia è costituito dal lager in cui vennero reclusi centinaia di migliala di soldati italiani. Alcuni di essi, dopo essere stati disarmati, vennero internati nei campi di concentramento (ad esempio Buchenwald), dove venivano trattati come prigionieri politici.Fra i lager succitati, fu in quello di Auschwitz che si compì in modo criminoso il destino degli Ebrei deportati dall'Italia. Il primo trasporto (1.023 persone) vi giunse il 23 ottobre 1943 ed era composto da Ebrei arrestati durante la famosa retata di Roma del 16 ottobre 1943. Il carico comprendeva molti bambini, fra cui 244 nati dopo il 1930. A questo trasporto ne seguirono altri per tutto il 1943. Comprendevano Ebrei di Bologna, Firenze, Siena, Verona, Milano e dintorni. Va qui precisato che in realtà ancor prima, il 16 settembre 1943, dall'Italia, e precisamente da Merano, era stato deportato un gruppo di 35 Ebrei nel campo di transito di Reichenau, in Austria. Dopo 6 mesi il gruppo, meno numeroso di 4 persone morte a Reichenau, venne inviato al lager di Auschwitz. Un caso simile di deportazione di Ebrei ad Auschwitz per vie traverse ebbe luogo il 21 novembre 1943 quando un gruppo di 328 persone - quasi sicuramente Ebrei fuggiti dalla Francia - venne deportato da Borgo San Dalmazzo (Cuneo) al campo di transito di Drancy, nei pressi di Parigi. Qui furono divisi in 3 gruppi e aggiunti ai trasporti che a dicembre del 1943 e nel gennaio 1944 vennero fatti partire da Drancy con destinazione Auschwitz.Nel 1944 vennero deportati gli Ebrei italiani di altre regioni dell'Italia settentrionale e centrale. Ad Auschwitz giungevano soprattutto trasporti provenienti dal campo di transito di Fossoli di Carpi (Modena). Ai trasporti da Fossoli venivano aggiunti anche gruppi di Ebrei da Torino, Padova, Verona, Milano. Quando gli Alleati si avvicinarono alla Linea Gotica e la provincia di Modena si trovò nella zona delle operazioni militari, Fossoli di Carpi venne sostituto dal campo di Grìes, vicino a Bolzano. Proprio da qui proveniva l'ultimo trasporto italiano, circa 300 Ebrei arrestati non solo per motivi razziali ma anche politici, giunto ad Auschwitz il 28 ottobre 1944.Nel 1944 nel lager di Auschwitz confluivano, oltre a quelli già citati, anche trasporti da Trieste, provenienti soprattutto dal campo-prigione di Risiera di San Sabba, situato nei sobborghi di Trieste.Ad Auschwitz vennero internati anche Ebrei italiani non residenti nella Penisola, come nel caso degli Ebrei delle isole di Rodi e di Coo (del possedimento italiano del Dodecaneso), fatti giungere al Lager via Atene il 16 agosto 1944. Circa 100 Ebrei italiani vennero poi trasportati ad Auschwitz dal già citato campo di transito di Drancy.Al lager di Auschwitz vennero mandati anche Italiani non Ebrei. Si trattava di prigionieri politici - uomini e donne. Detenuti politici non ebrei venivano trasportati qui anche da altri campi di concentramento: Mauthausen, Buchenwald, Dachau, e persino da Majdanek (KL Lublin), quando questo fu evacuato. Nel gennaio 1943, proveniente dalla Francia, giunse ad Auschwitz un trasporto di prigioniere politiche, fra le quali si trovava Vittoria Nenni, figlia del famoso socialista italiano Pietro. Vittoria Nenni fu registrata nel campo come detenuta politica francese (Vittoria Daubeuf nr 31635). Perì ad Auschwitz nel luglio 1943.In totale ad Auschwitz nel periodo 1943-1944 vennero deportati quasi 8.000 Italiani, nella stragrande maggioranza Ebrei.I trasporti di Ebrei dall'Italia - così come avveniva del resto per quelli dì altri paesi - dopo l'arrivo al Lager venivano sottoposti a selezione, dopo la quale, in media circa 70% dei nuovi arrivati venivano subito uccisi nelle camere a gas. I restanti, riconosciuti abili al lavoro, venivano internati nel campo. Natu¬ralmente queste percentuali variavano da trasporto a trasporto. Per esempio, il primo carico romano, giunto il 23 ottobre 1943, contava 1.023 persone, di cui furono selezionati come detenuti del campo 149 uomini e 47 donne. Le restanti 827 persone (l'80% circa) vennero immediatamente fatte morire nelle camere a gas. Un altro trasporto, proveniente da Milano e da Verona e giunto ad Auschwitz il 6 febbraio 1944, contava 605 deportati. Dopo la selezione furono allocati nel campo 97 uomini e 31 donne, mentre i restanti 477 (equivalenti al 79% del totale), vennero immediatamente mandati a morire nelle camere a gas. Dei 611 Ebrei giunti il 10 aprile e provenienti da Fossoli, Mantova, Verona, subito dopo la selezione ne vennero uccisi nelle camere a gas 377, e cioè il 60%.I deportati che durante la selezione venivano considerati abili al lavoro venivano registrati e collocati nel campo. Essi venivano smistati in diverse baracche dei campi di Auschwitz I, Auschwitz II - Birkenau, Auschwitz III - Monowitz e in vari sottocampi. La sorte di questi prigionieri era segnata fin dall'inizio se si tiene conto che essi giungevano al lager già denutriti, sfiniti per il lungo viaggio in carri bestiame (dai 4 agli 8 giorni) e spesso malati. Essi venivano utilizzati per forme di lavoro coatto nel lager ed anche negli stabilimenti industriali tedeschi. Lavoravano inoltre nell'industria chimica, nelle miniere di carbone e nelle fonderie. Il lavoro micidiale, le terribili condizioni di vita nel lager, la fame, il terrore, provocavano un alto tasso di mortalità. Non mancò poi di pesare il fattore clima, soprattutto l'inverno, particolarmente rigido per gente del Sud. Un altro ostacolo di non poco conto era l'impossibilità di comprendersi con gli altri prigionieri. Gli Ebrei Italiani, infatti, di solito non conoscevano né l'yiddish né il tedesco, ragion per cui non erano in grado di parlare con gli Ebrei di altri paesi.Le condizioni fisiche e psicologiche facevano si che la mortalità fra gli Italiani fosse molto alta. Un sopravvissuto ebreo, il prigioniero n. 174517, Primo Levi, scriveva dopo la guerra in un suo libro: "...Avevamo deciso di trovarci, noi Italiani, ogni domenica sera in un angolo del Lager, ma abbiamo subito smesso, perché era troppo triste contarci, e trovarci ogni volta più pochi, e più deformi, e più squallidi". La Resistenza polacca del campo trasmetteva informazioni sui cittadini italiani del campo di Auschwitz nei rapporti e nei messaggi clandestini che riusciva a far giungere al proprio comando nel paese occupato. Vi venivano menzionati i trasporti di Ebrei dall'Italia ed anche il loro annientamento nelle camere a gas. Veniva inoltre trasmesso il numero degli Ebrei Italiani del Lager in diversi periodi del 1944: un messaggio clandestino del 21 agosto parla di 1.100 uomini e 731 donne, un altro del 2 settembre di 1.119 uomini, mentre un messaggio della metà di dicembre fornisce la cifra di 111 uomini. Un altro documento del movimento di resistenza interno al campo cita 43 Italiani della categoria speciale dei prigionieri da "rieducare" deportati ad Auschwitz nel dicembre del 1943 e nei mesi di gennaio e febbraio del 1944Un numero esiguo di cittadini italiani del Lager di Auschwitz riuscì a resistere fino al gennaio 1945. Una parte di essi il 18 gennaio 1945 insieme ad altri prigionieri, fu evacuata e costretta ad una marcia estenuante per raggiungere i campi situati all'interno del III Reich. Nel trasporto per il lager di Mauthausen si trovó, fra gli altri, il tenore Emilio Jani, Ebreo (detenuto m 180046). A Mauthausen Emilio Jani giunse a vedere il giorno della liberazione.I malati, incapaci di marciare, rimasero nel campo e il 27 gennaio 1945 furono, insieme ad altri prigionieri, liberati dai soldati sovietici. Circa 150 cittadini italiani liberati furono in seguito ricoverati nell'ospedale della Croce Rossa Polacca, aperto subito dopo la liberazione all'interno dell'ex Lager. Nonostante il soccorso medico prestato, entro il 17 luglio 1945 morirono altre 17 persone. Fra i liberati vi erano Primo Levi e Luigi Ferri, quest'ultimo nato il 9 novembre 1932 a Milano e nell'estate del 1944 deportato da Trieste insieme alla propria nonna, morta in una camera a gas del KL Auschwitz. Luigi Ferri riusci a sopravvivere grazie all'aiuto di altri detenuti, in particolare del dottore austriaco Otto Wolken, Ebreo.Degli circa 8.000 cittadini italiani deportati al campo di Auschwitz sopravvissero e tornarono in Patria solo alcune centinaia.I perseguitati che non vennero deportati o uccisi in Italia furono circa 35 mila. Circa 500 di essi riuscirono a rifugiarsi nell'Italia meridionale; 5 mila-6 mila riuscirono a rifugiarsi in Svizzera; gli altri 29 mila vissero in clandestinità nelle campagne e nelle città, protetti da antifascisti e persone dotate di buon cuore e senso della giustizia.Circa 1.000 ebrei parteciparono attivamente alla Resistenza; circa 100 di essi caddero in combattimento o, arrestati, furono uccisi nella Penisola o in deportazioni.Nel febbraio del 1987 è stata firmata una legge d'Intesa (art. 8 della Costituzione) tra lo Stato italiano e l'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, l'organismo che rappresenta la minoranza ebraica in Italia. Questa legge garantisce libertà e parità agli ebrei e alle loro organizzazioni rispetto agli altri cittadini e riconosce, nel modo più ampio, il diritto di professare la religione ebraica e tutela le Comunità da ogni manifestazione di intolleranza.Non vogliamo e non possiamo dimenticare.
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
27 Gennaio: Memoria e futuro
Il 27 Gennaio del 1945 l'esercito sovietico varcava i cancelli di Auschwitz , il più grande dei campi di concentramento costruiti dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale.Aprendo gli occhi a un mondo che non aveva visto, costringendo alla realtà dei fatti tutti coloro che sapevano e avevano taciuto, portando i responsabili materiali del più grande omicidio di massa di sempre dinnanzi al tribunale degli uomini e della Storia.Spalancando gli occhi del mondo sulla più grande tra gedia dei nostri tempi.Una tragedia che ha portato il mondo a dire " Mai più " . Un mondo che è ancora, dopo 62 anni, è costretto a invocare il proprio "Mai più" come una speranza.La macchina di morte messa in piedi dalla Germania nazista si può raccontare in questi freddi numeri:- 6 milioni di ebrei morti nei lager e negli omicidi di massa perpetrati dai tedeschi e da alleati e collaborazionisti- almeno 300.000 zingari di etnia Rom e Sinti morti nei campi di concentramento (anche se numerose altre stime riportano cifre che potrebbero raggiungere le 800.000 vittime)- 300.000 esseri umani affetti da qualche tipo di disabilità mentale o fisica "eliminati" in nome dell'eugenetica e dell'"improduttività"- 100.000 oppositori politici del regime nazista uccisi (in maggioranza comunisti e liberali massoni)- 25.000 omosessuali- 5.000 testimoni di GeovaNumeri. Spesso approssimativi. Tragicamente approssimativi.Perchè le dimensioni della tragedia, e la furia razionale e cieca del regime di Hitler, ha completamente annientato intere popolazioni, rendendo spesso impossibile ricostruire la morte di interi villaggi e comunità.Numeri che, andando avanti le ricerche storiche, sembrano essere addirittura inferiori a quelli reali.Numero incompleti. Perchè alle vittime dell'Olocausto, per le quali il nazismo aveva scientificamente organizzato il totale annientamento, vanno aggiunte quelle di milioni di morti, soprattutto polacchi e russi, che furono vittime di rappresaglie e di stragi compiute nel solo nome di una presunta superiorità della razza ariana.Il 27 Gennaio celebriamo il Giorno della Memoria.La memoria della Shoah, dello sterminio programmato delle popolazioni ebraiche di tutta Europa. E attraverso il ricordo delle vittime del più ostinato e ossessivo e folle dei piani del Terzo Reich ricordiamo tutte le vittime del nazismo.Perchè questo ricordo, che come monito contro l'odio dovrebbe vivere nelle menti di tutti gli uomini, possa impedire il ripetersi di tragedie simili.La Shoah è però unica. E' diversa da ogni altro genocidio o strage abbia avuto luogo nella Storia.Perchè non è stata mossa solo dall'odio o da interessi politici ed economici. E' stata la più lucida manifestazione della programmazione della morte.Una macchina di morte, quella nazista, nella quale la "razionalità" dell'orrore era finalizzata alla morte dell'ultimo ebreo d'Europa, e presto, chissà, del mondo.Una macchina di morte che organizzava la morte di migliaia di ebrei romani non nella loro città, ma a migliaia di chilometri di distanza. Perchè non era l'odio il primo motore della Shoah. Ma la maniacalità omicida dell'annientamento.La Shoah ha una genesi lunga. Di vari tipi di antisemitismo che hanno creato il clima adatto a che il folle progetto hitleriano potesse essere avviato.Perchè i sentimenti antisemiti sono sempre stati usati dai diversi poteri, civili e religiosi, per controllare e organizzare le masse secondo la volontà dei governanti.Perchè l'antisemitismo è purtroppo un germe che è facile da inoculare tra i popoli.Perchè l'antisemitismo è solo uno, il più emblematico, degli aspetti della paura del diverso.Il nazismo, con l'Olocausto, ha riassunto in se tutte le tipologie di odio nei confronti dell " altro ", e per questo quella organizzata dal regime di Hitler può essere considerata la " soluzione finale " contro la diversità.C'è chi, per motivi di interesse politico, o perchè ancora infettato dall'odio, o perchè non in grado di sopportare il peso collettivo della memoria di una tragedia che non riesce a essere compresa e della quale tutti i popoli d'Europa portano la responsabilità, preferisce negare anche di fronte ai documenti e alle testimonianze.Ma il ricordo può molto. Perchè il ricordo è attivo. Porta a farsi domande. A muovere cuore e menti facendole organizzare perchè tutto ciò non accada di nuovo.Perchè ricordare è un dovere che dobbiamo ai morti e ai vivi.
"L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre più estranea si va facendo mano a mano che passano gli anni. (...) Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (...)È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire".Primo Levi - I sommersi e i salvati
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
"L'esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell'Occidente, e sempre più estranea si va facendo mano a mano che passano gli anni. (...) Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (...)È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire".Primo Levi - I sommersi e i salvati
Coordinatore Anpi Giovani Arezzo
Agostini Francesco
9/10 febbraio, assemblea della sinistra Aretina
Le recenti vicende nazionali rischiano di spostare l'attenzione sugli aspetti elettoralistici e su alchimie politiciste, le stesse che sempre di più stanno allontanando i cittadini dalla politica.
Noi pensiamo che sia necessario invece lavorare sui contenuti e nei territori per costruire percorsi di rifondazione della politica stessa che riallaccino il rapporto forte e necessario tra politica e società.
La costituente organizzata dalla sinistra aretina per il 9 e 10 febbraio al Palazzo Comunale di Arezzo vuole rappresentare quindi esattamente l'opposto di un appuntamento elettorale bensì un momento di confronto sui temi più importanti della nostra realtà attraverso sette gruppi di lavoro tematici che si terranno sabato pomeriggio e una assemblea plenaria che si terrà la Domenica mattina.
Vorremmo che il nostro appello affinchè tutti intervengano a questa due giorni non fosse visto come retorico dal momento che per noi la partecipazione di movimenti, comitati, associazioni, cittadini è fondamentale per poter ricostruire insieme un cammino che porti ad una nuova poiltica ed una nuova sinistra.
http://sinistrarcobaleno.wordpress.com/
Noi pensiamo che sia necessario invece lavorare sui contenuti e nei territori per costruire percorsi di rifondazione della politica stessa che riallaccino il rapporto forte e necessario tra politica e società.
La costituente organizzata dalla sinistra aretina per il 9 e 10 febbraio al Palazzo Comunale di Arezzo vuole rappresentare quindi esattamente l'opposto di un appuntamento elettorale bensì un momento di confronto sui temi più importanti della nostra realtà attraverso sette gruppi di lavoro tematici che si terranno sabato pomeriggio e una assemblea plenaria che si terrà la Domenica mattina.
Vorremmo che il nostro appello affinchè tutti intervengano a questa due giorni non fosse visto come retorico dal momento che per noi la partecipazione di movimenti, comitati, associazioni, cittadini è fondamentale per poter ricostruire insieme un cammino che porti ad una nuova poiltica ed una nuova sinistra.
http://sinistrarcobaleno.wordpress.com/
Il 9-10 febbraio l’assemblea della sinistra e degli ecologisti aretini
“Una due giorni per fondare dal basso un nuovo percorso politico”
“Il 9 e il 10 febbraio si terranno presso il Palazzo comunale di Arezzo, gli Stati generali della sinistra aretina.Una due giorni aperta alla cittadinanza, di riflessione e dibattiti da cui partirà il percorso unitario di costruzione di una sinistra ancor più forte e plurale, capace di tradurre ancor meglio le esigenze dei cittadini, in un’azione politica stringente ed incisiva.Un modo per disegnare assieme ai cittadini che vi prenderanno parte, progettualità future sulle tematiche locali più complesse e controverse, così come un’occasione per riflettere sugli orizzonti ideali e politici che la sinistra si trova oggi a costruire nel nostro paese, cercando di cogliere la sintesi tra vecchie e nuove istanze.Dar forma e voce ai diritti delle fasce più deboli della popolazione. Garantire l’accesso a quelli che vengono definiti “beni comuni”. Sensibilizzare in modo esteso e trasversale sulle tematiche dell’ambiente e delle nuove tecnologie eco-compatibili, tracciare un bilancio sullo stato della partecipazione dei cittadini alla vita politica, così come aprire un dibattito sulle modalità di rapporto tra i vari livelli di governo del territorio. Riflettere e dibattere sulle forme di apertura di nuovi spazi per la vita culturale nella nostra città davvero vissuti e partecipati, tracciare un bilancio sullo stato della gestione della sanità, così come dell’urbanistica nel nostro territorio. Tradurre tutto questo in azione politica concreta e il più possibile ampia e partecipata.Questi sono alcuni dei temi e degli obbiettivi che verranno posti al dibattito dei vari workshop tematici e dell’assemblea più prettamente politica. Dibattito che vedrà la partecipazione diretta di intellettuali, esperti di settore, e politici di livello nazionale delle quattro forze che prendono parte all’evento. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
Sinistra arcobaleno Arezzo: Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Sinistra democratica, Comunisti Italiani, Verdi
“Il 9 e il 10 febbraio si terranno presso il Palazzo comunale di Arezzo, gli Stati generali della sinistra aretina.Una due giorni aperta alla cittadinanza, di riflessione e dibattiti da cui partirà il percorso unitario di costruzione di una sinistra ancor più forte e plurale, capace di tradurre ancor meglio le esigenze dei cittadini, in un’azione politica stringente ed incisiva.Un modo per disegnare assieme ai cittadini che vi prenderanno parte, progettualità future sulle tematiche locali più complesse e controverse, così come un’occasione per riflettere sugli orizzonti ideali e politici che la sinistra si trova oggi a costruire nel nostro paese, cercando di cogliere la sintesi tra vecchie e nuove istanze.Dar forma e voce ai diritti delle fasce più deboli della popolazione. Garantire l’accesso a quelli che vengono definiti “beni comuni”. Sensibilizzare in modo esteso e trasversale sulle tematiche dell’ambiente e delle nuove tecnologie eco-compatibili, tracciare un bilancio sullo stato della partecipazione dei cittadini alla vita politica, così come aprire un dibattito sulle modalità di rapporto tra i vari livelli di governo del territorio. Riflettere e dibattere sulle forme di apertura di nuovi spazi per la vita culturale nella nostra città davvero vissuti e partecipati, tracciare un bilancio sullo stato della gestione della sanità, così come dell’urbanistica nel nostro territorio. Tradurre tutto questo in azione politica concreta e il più possibile ampia e partecipata.Questi sono alcuni dei temi e degli obbiettivi che verranno posti al dibattito dei vari workshop tematici e dell’assemblea più prettamente politica. Dibattito che vedrà la partecipazione diretta di intellettuali, esperti di settore, e politici di livello nazionale delle quattro forze che prendono parte all’evento. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare”.
Sinistra arcobaleno Arezzo: Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Sinistra democratica, Comunisti Italiani, Verdi
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