martedì 5 febbraio 2008

2007, precari in crescita.I dati bocciano Damiano

Precari, il governo dell'Unione ha fatto cilecca: e a dirlo non è un'indagine del sindacato o dell'opposizione, ma uno studio commissionato dallo stesso ministero del Lavoro alla Unioncamere-Excelsior. Indagine annuale che il ministro del Lavoro Cesare Damiano ha citato spesso nel corso dei suoi passati interventi: l'obiettivo dichiarato infatti è quello di «rivoltarne» i risultati, drammatici negli ultimi anni, per riportarli in positivo.L'indagine Excelsior è condotta su centomila imprese italiane che ogni anno forniscono le previsioni sulle nuove assunzioni. Dunque non riguarda il totale degli occupati (quello si ha dai rapporti Istat), ma i cosiddetti «flussi», cioè le nuove assunzioni: per la cronaca, quest'anno si prevedono 83 mila posti di lavoro in più (839 mila assunzioni contro 756 mila uscite preventivate) Il «boom» con la legge 30Ebbene: da un po' di anni le nuove assunzioni a tempo indeterminato sono in costante calo, dai vertici del 2001 (quando rappresentavano ben il 60% del totale delle assunzioni), fino al famoso «giro di boa» del 2005, quando hanno raggiunto la parità con i contratti precari (50% e 50%). L'anno scorso, poi (ma era ancora un evidente effetto della legge 30 e delle politiche del governo Berlusconi), l'ulteriore crollo: le assunzioni a tempo indeterminato sono ormai al 46,3%, contro quelle «non standard» che hanno decisamente consolidato la maggioranza (53,7%). E quest'anno? Quest'anno va ancora peggio, il trend negativo cioè non si è invertito ma anzi ha continuato la sua corsa, e se non si farà qualcosa presto il precariato potrebbe anche toccare il 60% delle nuove assunzioni. Vediamo i dati: i contratti a tempo indeterminato, come detto, sono passati dal 46,3% dal 2006 al 45,4%, mentre il complesso dei contratti precari si ingrossa, dal 53,7% al 54,6%. E' vero, d'altra parte, che il peggioramento è rallentato rispetto al 2004. Infatti particolarmente notevole (vedi tabella sotto) è il passaggio dal 2004 (58,4% tempi indeterminati) al 2005 (50%): ben 8 punti in meno, proprio nel primo anno dell'entrata in vigore della legge 30 (approvata tra metà e fine 2003). E sempre forte, ma di 4 punti, il passaggio 2005-2006: dal 50% al 46,3%. Nel 2007 si scende «solo» di un ulteriore 0,9%. Di pari passo sono saliti (li diamo scomposti) i contratti precari: il tempo determinato (dal 29,2% del 2004, è via via passato al 37,8%, al 41,1 e al 42,6), così l'apprendistato (dall'8,1 al 9,6, al 9,1 e di nuovo al 9,6 l'anno scorso).Fuori dai numeri, c'è un problema di valutazione delle politiche dell'Unione: è chiaro che per il momento l'attesa inversione di tendenza non si è manifestata, e si presume che il ministero del Lavoro - che non ha commentato i dati, e li ha presentati in assoluto silenzio mediatico, senza battage pubblicitario - attenda di avere cifre meno impietose almeno nel 2008. «Non fiori ma opere di bene», ripete spesso Damiano per difendere «una politica di gradualità e riformismo», dove la parola d'ordine è «non abolire la legge 30, ma modificarla», e vantando i graduali «successi» raggiunti.Cgil: intervenire sulle normeOrmai «celebri» sono i 20 mila precari dei call center stabilizzati, ma è altrettanto vero che restano almeno 40 mila che le stabilizzazioni non le vedono neppure con il cannocchiale (gli outbound esclusi dalla Circolare Damiano). Ma, soprattutto, sono oltre 850 mila i parasubordinati italiani, descritti da un recente studio Cgil sui dati Inps: i ventimila cosa sono, in fin dei conti? Poco più del 2% del totale. Senza volerli rapportare ai 3 milioni e mezzo di precari complessivi del paese, perché a quel punto la cifra diventa davvero infinitesimale (0,6%). La Cgil, dal canto suo, nota la «gravità» del dato Unioncamere: «L'ulteriore aumento dei contratti precari e il calo degli indeterminati è in contraddizione con i dati Istat del primo trimestre 2007, che invece indicavano un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni, con un calo dello 0,1% dei rapporti a termine - commenta Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil - Ci dice quindi che il dato Istat sull'intero 2007 potrebbe tornare negativo, e sarebbe grave. Per questo ribadiamo la necessità di intervenire sulle leggi che regolano il lavoro».Vite precarieLa percezione di precarietà oggi è avvertita da ognuno di noi sopratutto dal punto di vista lavorativo mentre non ci si accorge che le nostre vite sono precarie più di quanto sembra. L'offensiva lanciata da qualche anno al mondo del lavoro è accompagnata da altre forme più subdole di precarizzazione che colpiscono tutti, quindi anche le persone che hanno un lavoro stabile. Precarietà è insicurezza sotto tutti i punti di vista . Da quello sociale, culturale a quello dei valori universali. Oltre ad non avere un lavoro sicuro , precario è chi non riesce ad avere un abitazione stabile a causa dei bassi redditi e dagli affitti alti , precario e chi non può avere un'istruzione o un assistenza sanitaria adeguata per il costante e progressivo smantellamento del servizio pubblico , precaria è la nostra cultura foraggiata da un sistema d'informazione che fa di tutti per alimentare paure e insicurezze atte a giustificare processi di militarizzazione delle nostre esistenze. Tutto questo crea ciò che oggi è un modo di pensare universale , basato su elementi quali l' egoismo e l'individualismo , il proteggere con ogni mezzo il poco che sia ha o accrescere i propri profitti usando qualsiasi mezzo. Questo era il risultato voluto, e cercato da chi ha dato il via a certi processi. Rottura di ogni vincolo sociale e solidaristico Divisione e non integrazione e uesto il nuovo paradigma . Ma sopratutto la perdita costante della memoria e l'aspetto più preoccupante. . La memoria intesa come anello di congiunzione fra passato e presente elemento di trasposizione di esperienze, lotte, e ideali. Si ideali questa parola che oggi e un termine in disuso e forse stata l'ultima diga alla precarietà delle nostre vite.Proprio per questo abbiamo deciso di aderire all' iniziativa che si terrà giovedì 13 dicembre ore 21.30 al Circolo Aurora.Iniziatva che tra l' altro vede impegnati Arci,Cgil e Collettivo Studentesco Arezzo.Verranno proiettati i filmati vincitori della rassegna " Obbiettivi sul lavoro " . Quest' anno è la seconda edizione di questa rassegna promossa da (Nidil-Cgil,UCCA).Abbiamo ritenuto opportuno partecipare perchè il tema trattato,la precarietà,è una condizione che migliaia di giovani come noi vivono quotidianamente.Adesso noi abbiamo fatto una scelta diversa,continuare gli studi ma questo non ci deve allontanare da un tema che potrebbe interessarci più da vicino in un prossimo futuro.

Coordinatore di Sinistra Universitaria di Arezzo
Agostini Francesco